RENATO BALESTRERO

Ligure di nascita, ma lucchese di adozione, Renato Balestrero ha svolto nel periodo epico dell'automobilismo una carriera tutta particolare, che spazia dal ‘22 al ‘47 e che lo ha visto correre (e vincere) senza che mai fosse legato ad una squadra o scuderia o direttore sportivo. Partecipa alla 1a Guerra Mondiale naturalmente negli autieri e già nel ‘22, dopo giovanili scorribande e record stradali in Lucchesia, si iscrive al circuito Labronico alla guida di un taxi (alleggerito del superfluo) vincendo la classe 1500.

Da quel momento la sua carriera per alcuni anni è legata alla casa automobilistica OM di Brescia; correndo a titolo personale con la 2 litri Superba, nel ‘24, ‘25 e ‘26 ottiene una serie nutrita di vittorie, guidando con ragionata irruenza e perfetto stile. Tra l'altro vince a Tripoli, a Montenero, alla Coppa Etna, alla Coppa Vinci, alla Susa Moncenisio, è secondo assoluto alla prima Mille Miglia. Nel ‘27 acquista la Bugatti tipo 35, che la casa gli cede a metà prezzo: 75.000 franchi.

Con la Bugatti non è particolarmente fortunato, ma si piazza comunque secondo in vari Gran Premi.

Da quell’anno diventa agente della General Motors.

Nel ‘29 si sposa e si trasferisce a Genova, terminando in pratica la prima parte della carriera sportiva.

Sono gli anni della crisi che si manifesta soprattutto nel settore delle macchine estere.

Nel ‘32 Balestrero è di fronte ad una scelta decisiva. Vorrebbe tornare a tempo pieno alle corse e l’occasione si presenta alla Coppa Acerbo a Pescara. Vi si reca con un “gentleman” di Genova, possessore di una fiammante Alta Romeo 2300 che intende parteciparvi. Alle prove l’appassionato dilettante si scoraggia ed affida la macchina a Balestrero, che vince alla grande e subito acquista una Alfa Romeo 2300 Monza 8 cilindri, per la stagione 1933. Seguono in successione un 2° posto al G.P. di Polonia, un 2° alla Targa Florio, un 4° al G.P. di Tripoli e la macchina è già pagata.

A questo punto, sempre libero da squadre e scuderie, partecipa a vari Gran Premi, corse in salita e circuiti, attento a non compromettere il motore e gli organi meccanici, riconoscendo con raro equilibrio i limiti della macchina e i propri.

È evidente che il suo mezzo è sempre carente di cavalli rispetto a quelli delle squadre ufficiali. 

Vince soprattutto nelle classiche in salita, dove lo stile di guida fa’ premio. Partecipa ai Gran Premi specialmente in Germania ove è richiesto e apprezzato. Una classifica pubblicata dalla Gazzetta dello Sport che prende in esame solo i premi guadagnati, lo vede nel ‘33 al quarto posto assoluto dietro soltanto a Nuvolari, Varzi e Fagioli. Risultato che parla da sè.

A partire dal ‘35 alterna ai Gran Premi anche le gare della categoria sport. È sempre tra i migliori assoluti alla Mille Miglia.

Viene un’altra guerra ed alla ripresa delle corse nel ‘46 compra la ben nota Stanguellini Fiat 2800, macchina difficile che ha rivali nell’Alfa 2500 MM e nelle Ferrari. Con la sua esperienza elimina i difetti congeniti della macchina e nella stagione ‘47 diventa due volte campione italiano in CLASSE Sport oltre 1500 Nazionale ed Internazionale.

Il 17 Febbraio 1948, mentre trasporta da Torino a Milano il motore per la nuova N.D. a telaio tubolare, è investito al casello autostradale di Milano (mentre è fermo in piedi). Ironia della sorte è la macchina di servizio della Gazzetta dello Sport ... Muore 25 ore dopo all'Ospedale Niguarda. Aveva partecipato a 217 corse, vincendone 54, senza mai incorrere nel minimo incidente o uscita di strada.